19 Ago
2015

Tutto l’openness che serve ai bambini in una chiavetta: Freestyle PC for Kids

Una chiavetta usb per bambini dai 3 ai 10 anni. Si chiama Freestyle Pc for Kids, ed è una distribuzione Ubuntu personalizzata da Stefano Tagliabue, un giovane milanese di 26 anni.

Per distribuzione si intende un sistema operativo Linux (o per i più puristi GNU/Linux) corredato di tutta una serie di programmi applicativi (videoscrittura, foglio di calcolo, musica, ecc) e Ubuntu è una delle distribuzioni più conosciute ed utilizzate.

L’idea

Il progetto nasce da una richiesta di un’insegnante che aveva bisogno di un giochino di apprendimento da usare a scuola con i bambini. Da lì parte una ricerca tra i giochi freeware, che si rivela ben presto sconfortante, perché in realtà questi software che dovrebbero essere dedicati ai più piccoli sono per lo più pieni di pubblicità. Il giovane milanese appassionato di informatica ed in particolare di software libero, membro attivo di alcune community, inizia quindi la sua ricerca tra i programmi open source. Così dopo due anni di esperienza, ricerche ed esperimenti nasce il progetto Freestyle Pc for Kids con la collaborazione di un insegnante e di una psicologa che assistono Tagliabue nella scelta dei software e nella realizzazione di percorsi educativi.

Il mondo del software libero non è nuovo a queste esperienze, infatti esistono progetti consolidati come WiildOs e Sodilinux, nati all’interno del mondo della scuola e gestiti da due importanti community.

I risultati

La chiavetta Pc for kids sembra aver trovato il gradimento del pubblico, infatti solo nel primo mese Tagliabue ha ricevuto più di 1000 ordini e gli acquirenti sono per lo più genitori e alcune scuole materne che desiderano testare il prodotto. “Non mi aspettavo questa richiesta iniziale – dichiara Stefano – come non mi aspettavo che arrivassero molti ordini anche dall’estero”.

La seconda versione, uscita da poco e contenente quasi 400 giochi e percorsi educativi, un browser con un motore di ricerca sicuro e dedicato ai più piccoli, è frutto del feedback ricevuto dai primi mille utenti. Per altro assieme alla chiavetta viene fornito un numero di cellulare da contattare in caso di necessità di assistenza. “La generazione di un dialogo costante e attento con il singolo utente può essere di fondamentale importanza – ci spiega Stefano – Spesso, infatti, nelle prime fasi, quando arrivano delle domande o delle richieste particolari, sono io stesso a chiamare subito la persona che ci ha contattati, per capire quali sono i bisogni di suo figlio e per spiegarle nel dettaglio il prodotto. Non solo, sono io che fornisco assistenza – a volte anche la domenica o il sabato sera – per chi ci chiede delle informazioni riguardo l’utilizzo della chiavetta. E sono sempre io che ogni sera preparo le buste e le etichette dei destinatari e ogni mattina vado a consegnare gli ordini per le spedizioni in Posta. Mi auguro di arrivare un giorno a poter delegare alcune mansioni, ma al momento mi piace avere tutte le fasi del lavoro sotto controllo, per poter capire anche nei dettagli le esigenze dei nostri utenti”.

Il modello di business

Freestyle PC for kids è un esempio di come il software libero possa essere utilizzato come modello di business e non serva fare lock-in sui programmi per poter guadagnare. Tutto il know how necessario alla realizzazione del prodotto è frutto dell’esperienza acquisita da Stefano Tagliabue all’interno delle community a cui partecipa, quindi da quella condivisione di idee ed esperienze proprie del mondo open source. Inoltre Stefano, come ci ha lui stesso spiegato, non partecipa passivamente a queste community, ma ritrasmette quanto appreso partecipando ai forum o alle mailing list o addirittura in alcuni casi facendo delle vere e proprie tele-assistenze ai neofiti dei programmi liberi.

Modello di business che ha attirato l’attenzione di potenziali investitori. Tuttavia per il momento il giovane milanese preferisce cercare di crescere in modo consapevole e con le proprie gambe in modo da poter consolidare il proprio progetto. “Non sono un imprenditore navigato e non ho esperienza decennale – conclude Stefano – lo sto diventando giorno dopo giorno. Voglio prima dare delle risposte concrete, voglio essere concentrato sul mio lavoro, sui numeri e sulla creazione di un’azienda che sia capace di camminare anche da sola.”

I prossimi passi

Nel frattempo Tagliabue non rallenta ed oltre a portare avanti la traduzione del progetto in diverse diverse lingue, sta già lavorando ad un’altra versione dedicata a bambini con disturbi specifici di apprendimento (DSA).

[Articolo scritto per Techeconomy]